Asfor Master Day: accreditamento scelta di valore. Intervista a Manuela Brusoni
Di Alessandra Cicalini
In un mondo del lavoro in continua trasformazione, formarsi non è più un’opzione ma una necessità. È questo il messaggio che l’ASFOR Master Day porterà il prossimo 9 ottobre con una giornata diffusa in tutta Italia, pensata per valorizzare i Master Accreditati ASFOR come strumenti concreti per governare la complessità. Con oltre 13mila partecipanti dal 2017 a oggi e più di 10.500 posti di lavoro creati o riqualificati, i Master Accreditati ASFOR rappresentano una scelta di valore riconosciuta a livello nazionale. Ne abbiamo parlato con Manuela Brusoni, Presidente della Commissione di Accreditamento ASFOR, per approfondire le origini, i significati e gli sviluppi di questo percorso.
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Come nasce l’ASFOR Master Day e quali valori vuole veicolare?
L’ASFOR Master Day è nato dall’esigenza di rendere più espliciti i valori e gli impatti del processo di accreditamento. Non è detto che a tutti sia chiaro che cosa significhi un Master Accreditato e quale sia la sua ricaduta concreta, per questo abbiamo sentito la necessità di diffondere queste informazioni in modo più articolato per renderne più esplicite le caratteristiche e il valore. I destinatari sono diversi: le scuole che offrono i programmi, le imprese e le organizzazioni pubbliche e private che ne traggono vantaggio, e naturalmente i potenziali partecipanti, che in un contesto così complesso hanno bisogno di orientarsi in percorsi di apprendimento che costruiscono prospettive di carriera. ASFOR con il proprio modello di accreditamento si pone quindi come interlocutore di riferimento tra chi cerca un master, chi lo utilizza come leva di sviluppo e chi lo offre, rendendo evidente la qualità dell’offerta formativa.
Che cosa accomuna i Master Accreditati ASFOR?
Oggi i Master Accreditati sono 52, promossi da 26 realtà formative, tra cui le principali School of Management italiane e importanti realtà aziendali. Il nucleo comune è il sistema di accreditamento, nato nel 1989, che integra in modo strutturato tutti gli elementi che devono caratterizzare un’offerta formativa di qualità. Non si tratta di un insieme di criteri rigidi, ma di un’architettura che chiede coerenza e argomentazioni. Ogni scuola deve dimostrare la solidità del processo: dalla selezione dei partecipanti, che devono essere motivati e adatti a trarre il massimo dal percorso, alla qualità e varietà del corpo docente, alla capacità di innovare i contenuti. Un aspetto centrale è la valutazione dell’impatto: gli studenti devono non solo completare il master, ma anche trovare una collocazione adeguata, in cui le competenze acquisite si traducano in valore per loro e per le organizzazioni.
Come funziona concretamente questo sistema di accreditamento?
La prima fase è quella di accreditamento vero e proprio, con la redazione di un self-assessment da parte della scuola e una successiva visita sul campo, ma non si esaurisce in quell’atto formale: è solo l’inizio di un processo continuo di confronto e miglioramento. Segue una continua raccolta di informazioni e un dialogo costante tra ASFOR, le scuole e gli altri interlocutori. È un processo evolutivo: si condividono idee, si osservano i cambiamenti della domanda formativa e si monitorano le evoluzioni del mondo del lavoro. Questo arricchisce entrambe le parti e consente di affinare continuamente il modello. Negli ultimi anni, ad esempio, sono stati introdotti criteri legati alla sostenibilità, alla diversità e all’inclusione, che oggi fanno parte integrante delle valutazioni.
In che modo l’accreditamento si adatta a un contesto di “permacrisi”?
La revisione del sistema è costante, proprio per rispondere a un mondo in continuo mutamento. La sostenibilità, l’attenzione all’impatto sociale e culturale, la diversità, oltre naturalmente all'utilizzo delle soluzioni digitali e dell'AI come modo di personalizzare il processo di apprendimento: temi che oggi sono cruciali e che in passato non venivano esplicitati con la stessa forza. In realtà, la centralità della persona e dell’umanesimo nella formazione manageriale era già presente nelle valutazioni di ASFOR, ma ora è resa più evidente. L’obiettivo è che i Master non trasmettano solo conoscenze tecniche, ma anche capacità critiche, consapevolezza e un approccio di apprendimento continuo, indispensabile per affrontare la complessità.
Quali sono le motivazioni che spingono enti e persone a puntare sull’accreditamento?
Per le scuole l’accreditamento rappresenta un percorso di crescita: non è un audit “punitivo” ma un lavoro di evoluzione fatto insieme, che aiuta a riconoscere e valorizzare eccellenze magari implicite. Per i partecipanti, invece, è una garanzia: scegliere un Master Accreditato significa investire tempo ed energie in un percorso di qualità, con la prospettiva che quell’impegno avrà un ritorno concreto in termini professionali. Il tempo è il vero investimento che gli studenti fanno, e per questo è importante che venga valorizzato.
Chi partecipa a questo percorso ha spesso storie di trasformazione: persone che hanno rivisto e/o focalizzato meglio i propri obiettivi, riscoperto attitudini, intrapreso carriere imprenditoriali. Queste testimonianze sono preziose: non solo perché gli alumni diventano ambasciatori della comunità ASFOR, ma anche perché offrono spunti concreti su come migliorare i percorsi stessi.
Come lavora la Commissione di Accreditamento che lei presiede?
È composta da otto persone con competenze specifiche, affiancate da un ampio albo di revisori provenienti dalle scuole accreditate. Il loro contributo è fondamentale per le visite sul campo, l’analisi dei report e il dialogo con le istituzioni. È un lavoro collettivo che consente di mantenere il sistema vivo, aggiornato e coerente con le sfide attuali.
Se dovesse esprimere un sogno per il futuro dei Master Accreditati ASFOR?
Mi piacerebbe che i programmi diventassero sempre più strumenti di consapevolezza critica e costruttiva, capaci di stimolare innovazioni concrete basate su ricerche robuste e applicative. E soprattutto che contribuissero a diffondere una vera cultura dell’apprendimento continuo: imparare e continuare a imparare non è solo un percorso professionale, è il modo per restare liberi. Come ricorda Maria Montessori, educare alla libertà è l’essenza stessa dell’apprendimento.



























