Leadership e sostenibilità nell’era dell’incertezza. Intervista a Cristiano Borean

Leadership e sostenibilità nell’era dell’incertezza. Intervista a Cristiano Borean

A cura di Marco Vergeat

In occasione della XXIII Giornata della Formazione Manageriale ASFOR, svoltasi il 20 giugno a Trieste, il Presidente ASFOR Marco Vergeat ha intervistato Cristiano Borean, CFO di Gruppo Generali e presidente di MIB Trieste School of Management. La conversazione è seguita alla consegna dell’ASFOR Award for Excellence 2025, conferito a Borean per la sua capacità di unire visione strategica e cultura scientifica. Un dialogo che tocca i temi chiave del suo percorso, il ruolo del CFO, l’impatto dell’intelligenza artificiale e le sfide legate al cambiamento climatico.

Dalla fisica delle particelle alla finanza globale, passando per il CERN di Ginevra e Stanford, fino a diventare il Chief Financial Officer di uno dei maggiori gruppi assicurativi al mondo. È la traiettoria professionale di Cristiano Borean, oggi CFO di Gruppo Generali e Presidente di MIB Trieste School of Management, premiato con l’ASFOR Award for Excellence 2025, lo scorso 20 giugno. Un percorso che racconta come competenze scientifiche e visione strategica possano fondersi in una leadership capace di guidare innovazione, sostenibilità e crescita. In occasione della XXIII Giornata della Formazione Manageriale ASFOR, ho avuto l’opportunità di dialogare con lui subito dopo la consegna del riconoscimento: ne è nata una conversazione che tocca i grandi snodi della sua carriera, il ruolo del CFO in un gruppo internazionale, le sfide dell’intelligenza artificiale e quelle legate al cambiamento climatico.

Dal laboratorio di fisica a CFO di Generali: un percorso insolito. Come si è compiuto questo passaggio e quali scelte sono state determinanti?
La vita è fatta di scelte e, a volte, anche di casualità. Io sono arrivato al Gruppo Generali per un motivo semplice: al termine del mio percorso accademico avrei potuto restare negli Stati Uniti o rientrare in Italia. La mia fidanzata, oggi mia moglie, aveva trovato un bel lavoro presso un nostro competitor, Allianz, a Trieste. Così sono tornato. Mi ero reso conto che nel mondo della ricerca non sarebbe stato facile emergere: servono qualità particolari, e io avevo conosciuto persone con doti straordinarie. Mi sono quindi interessato alla finanza quasi per caso. Durante il periodo a Stanford, un giorno di Thanksgiving mi ritrovai con altri italiani che studiavano lì. C’era un ragazzo del Sudtirolo che stava facendo un PhD in finanza. Gli chiesi cosa studiasse e mi rispose: “Derivati”. Io non sapevo nemmeno cosa fossero. Me lo spiegò: strumenti finanziari complicati, il cui prezzo dipende dal prezzo di un altro oggetto. Gli chiesi di raccontarmi meglio e mi illustrò un problema matematico che aveva incontrato. Mi accorsi che quel problema i fisici lo avevano già risolto molti anni prima studiando fenomeni come il moto dei gas o dei fluidi. Da lì nacque la mia curiosità. Mi invitò a seguire un corso, lo frequentai e imparai una cosa molto semplice: come si calcola il prezzo di uno strumento finanziario sul mercato. Non avevo idea di cosa fosse un bilancio, ma scoprii che c’era una grande affinità tra la fisica più quantitativa e la finanza avanzata. Così decisi di provarci: mandai il mio CV a Generali Investment, perché volevo capire dove si facevano gli investimenti. Le Generali fanno assicurazioni: chi mai avrebbe pensato che facessero anche finanza? E invece mi risposero proprio le Assicurazioni Generali, che stavano creando un ufficio finanza e cercavano persone con competenze quantitative. Da lì è nato tutto.

Che cosa significa oggi essere CFO di un gruppo come Generali?
In italiano lo chiamiamo Direttore finanziario, ma Chief Financial Officer rende meglio l’idea. Di fatto è la persona che deve gestire un ossimoro: il bilanciamento tra il risultato di breve e la creazione di valore di lungo periodo. Le due cose spesso non sono allineate ed è un lavoro continuo di equilibrio. Vuol dire preparare informazioni per tutti gli stakeholder, controllare che la liquidità sia in ordine, che i rischi siano sotto controllo, che le business unit vadano verso gli obiettivi assegnati. C’è la definizione delle regole contabili e di calcolo, perché il bilancio assicurativo non è fatto di algebra, ma di simulazioni stocastiche che richiedono valutazioni complesse.

A questo si aggiunge il controllo di budget, costi, fiscalità e, sempre di più, anche dell’informativa non finanziaria – che io preferisco chiamare pre-finanziaria – cioè, il cosiddetto reporting integrato. Oggi l’azienda si racconta non solo con i numeri economici, ma anche con quelli legati, ad esempio, agli ESG. Infine, c’è la relazione con gli stakeholder esterni: regolatori, governance interna e soprattutto investitori. Il 90% delle interazioni del Gruppo con il mercato finanziario vede la presenza del CFO. È un esercizio quotidiano di equilibrio tra ottimismo, descrizione realistica della situazione e conquista della credibilità. A volte scherzo con i miei colleghi dicendo che la finanza è inevitabile: in ogni processo aziendale, prima o poi, che sia il capo azienda, il responsabile marketing o quello delle operation, tutti devono “venire a Canossa”. È lì che si capisce se le priorità e gli equilibri sono sostenibili.

Lei ha spesso richiamato il tema dell’imprevedibilità. Come affronta scenari così complessi?
La prima lezione che ho imparato è che non si può controllare tutto. Bisogna distinguere tra ciò che possiamo governare con informazioni e processi e ciò che invece subiamo: la geopolitica, i cambi regolatori, l’incertezza esogena. In alcuni casi decidiamo perché abbiamo dati sufficienti e convinzioni solide. In altri dobbiamo comunque decidere anche senza certezze: a volte con approcci di gestione del rischio “50-50”, altre volte comprando protezioni quando non servono, perché è così che ci si prepara agli scenari estremi. È una regola che mi hanno insegnato persone sagge. Fondamentale è anche circondarsi di persone competenti, che ti aiutino a vedere le cose da altre prospettive e che abbiano il coraggio di dirti che ti stai sbagliando. Nessuno sa tutto. Ascoltare e saper cambiare idea è essenziale.

Negli ultimi anni Generali ha puntato con decisione su data science e intelligenza artificiale. Quali prospettive vede?
Il merito è del Gruppo, che ha sempre avuto vertici con sensibilità in questi ambiti. Io credo che l’impatto dell’AI sia paragonabile ad avere nello stesso momento l’invenzione del personal computer e quella di Internet: un salto esponenziale nelle capacità di elaborazione, di immaginare e di trovare risposte. Ma c’è un tema cruciale: l’energia. Queste tecnologie sono energivore, richiedono enormi quantità di elettricità e acqua per raffreddare i data center. Credo che la vera partita si giocherà qui: siamo entrati in una nuova civiltà dell’energia, dove la capacità di gestire risorse energetiche sarà decisiva tanto quanto lo sviluppo tecnologico. Lo vediamo già: in Cina, ad esempio, DeepSeek ha sviluppato un modello competitivo con investimenti molto più contenuti rispetto ad altri player globali, ma sempre con enormi consumi di energia. Nel 2022 ho visitato il quartier generale di Google a Mountain View e mi mostrarono i prodromi di Gemini, un large language model applicato alla ricerca scientifica. Era impressionante vedere come non solo completasse articoli, ma fosse in grado di rispondere agli esami di ammissione all’università. Già allora si intuiva quanto queste tecnologie avrebbero accelerato. Ecco perché è importante lavorare in modo responsabile. Con Agorai e con partner come università, aziende italiane e player globali stiamo costruendo un hub che parta dal territorio ma abbia respiro internazionale. L’obiettivo è semplice: Humanize the Future, umanizzare il futuro. La tecnologia non è un fine, ma un mezzo per migliorare la vita delle persone.

E sul fronte del climate change? Qual è la sfida per un gruppo assicurativo globale?
Per noi il climate change non è solo un tema sociale: è una questione di sopravvivenza. Le catastrofi naturali colpiscono direttamente la nostra catena del rischio. Alcune aree degli Stati Uniti, ad esempio, come la Florida, sono state definite dal Financial Times “the uninsurable state”, perché sempre più difficili da assicurare. A Miami i prezzi delle case hanno ormai raggiunto o superato quelli di New York, ma assicurare quelle abitazioni è diventato quasi impossibile o troppo costoso. Noi lavoriamo su più fronti: nel piano strategico abbiamo sviluppato il Climate Hub, che raccoglie e mette a sistema le informazioni locali; stiamo aumentando l’offerta di prodotti verdi, incentivando le auto elettriche, la guida responsabile, la copertura di abitazioni sostenibili. Ma la leva più forte è quella degli investimenti: con 600 miliardi di attivi possiamo orientare l’economia verso modelli più sostenibili. Abbiamo preso impegni concreti: al 2030 ridurremo del 60% l’impronta carbone degli investimenti e, come datore di lavoro, abbasseremo del 60% le emissioni derivanti dalle nostre attività operative, per arrivare a zero nel 2050.

Dalle parole di Cristiano Borean emerge una bussola chiara: cercare equilibrio tra breve e lungo termine, ascoltare le persone, usare la tecnologia in modo umano e non dimenticare che dietro i numeri ci sono comunità, territori, persone in carne e ossa. Ed è proprio questa la cifra che abbiamo voluto riconoscere con l’ASFOR Award for Excellence 2025.

IL PERSONAGGIO
1998: Laurea in Fisica all’Università di Trieste
1998-1999: Ricercatore presso il CERN di Ginevra
2003: PhD in Fisica alla Stanford University con borsa di studio dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare
2003: Entra nel Gruppo Generali con il ruolo di analista nel settore dei derivati, risk management e asset allocation. Dopo un percorso in Genertel con varie responsabilità di settori e aree di business, nel 2013 assume il ruolo di Head of Corporate Finance del Gruppo Generali, anche con l’incarico di realizzare una funzione centralizzata della tesoreria dell’intero Gruppo.
Nel 2015 viene nominato CFO di Generali France, con la responsabilità di pianificazione e controllo strategico, capital management, tesoreria, corporate finance, controllo interno e reporting finanziario e valutazione dei rischi.
Nel 2018 diventa CFO e Dirigente Preposto del Gruppo Generali, ruolo che ricopre a tutt’oggi. Tale ruolo, oltre alle classiche funzioni di pianificazione strategica, controllo di gestione e dei costi, tesoreria, affari fiscali, accounting, report finanziari e rendicontazione di sostenibilità, Controllo Interno e Data Quality, comprende la responsabilità delle relazioni con gli investitori e le agenzie di rating, aspetto fondamentale per una società globale con un azionariato diffuso e la presenza dei più importanti fondi di investimento internazionali.
Proprio per il suo ruolo strategico, Borean è membro di molteplici Consigli di amministrazione delle società che fanno parte del Gruppo Generali in vari paesi europei ed extra europei. È inoltre presidente dell’Economic and Financial Committee of Insurance Europe.
Dal 2018 il risultato operativo del Gruppo Generali è passato da 4.86 miliardi a 7.29 miliardi e l’utile netto normalizzato è cresciuto in modo significativo da 2.31 miliardi a 3.77 miliardi, risultati che hanno permesso al Gruppo Generali di raddoppiare la quotazione di borsa e di aumentare il proprio dividendo per azione da 90 centesimi a 1.43 euro.
Anche per questi risultati, Borean è stato votato come miglior CFO del settore assicurativo europeo negli ultimi 5 anni nell’ambito della Institutional Investor survey, che monitora le principali aziende del comparto.
Borean ha inoltre contribuito in modo significativo alla recente costituzione a Trieste del Data Science and Artificial Intelligence Institute, di cui fanno parte varie Università e Centri di ricerca, e di Agorai Innovation Hub un ecosistema unico di ricerca di base e applicata che vede la presenza del Gruppo Generali e la partecipazione di aziende leader come Fincantieri e illycaffè, insieme a Google
Cloud, Goldman Sachs e Deloitte.
In coerenza con un interesse e una passione nei confronti delle attività di formazione, che lo ha visto partecipe attivo e protagonista di molteplici iniziative, sia sul piano interno del Gruppo, sia all’esterno dello stesso, nel 2021 Borean ha assunto la presidenza di MIB Trieste School of Management.