Inps, soluzioni in un mondo che cambia. Intervista al Presidente Pasquale Tridico

Inps, soluzioni in un mondo che cambia. Intervista al Presidente Pasquale Tridico

Negli ultimi due anni, la pandemia di Covid-19 ha condizionato in modo drammatico gli sviluppi dell’economia e della società, in Italia così come nel mondo intero. L’emergenza sanitaria ha rappresentato uno shock improvviso e senza precedenti che ha destabilizzato la produzione di beni e servizi e di conseguenza il mercato del lavoro. Nel 2020, il prodotto interno lordo in Italia si è ridotto dell’8,9%, a fronte di un calo nell’Unione Europea del 6,2%. In questa fase emergenziale, non ancora del tutto superata, l’Inps ha messo in campo uno sforzo straordinario per realizzare tutte quelle misure predisposte per fornire un supporto concreto ai cittadini, in ottemperanza delle disposizioni governative. Oggi però l’Italia è un Paese che guarda al futuro con maggiore fiducia e al Next Generation EU come un’opportunità imperdibile di sviluppo, investimenti e riforme. In questo scenario anche la Pubblica Amministrazione potrà assumere un ruolo determinante nel rilancio del Paese. Di questo abbiamo parlato con Pasquale Tridico, Presidente dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, in questa lunga intervista concessa a formaFuturi.

Nel presentare la sua prima legge di Bilancio Mario Draghi ha indicato nella crescita la sola via di uscita al problema del debito pubblico. Nel 2021 il Pil secondo le stime avrà un incremento superiore al 6%. Il Presidente del Consiglio ha sottolineato come la vera sfida sarà quella di mantenere questa crescita negli anni a venire. Uno slancio che per preservarsi nel tempo impone di affrontare due importanti problematiche italiane: il ruolo della Pubblica Amministrazione nel rilancio del Paese da un lato e dall’altro il tema demografico. Qual è il suo punto di vista al riguardo?

Partiamo dal considerare che non avremmo potuto affrontare efficacemente lo shock pandemico se lo Stato e il suo welfare non fossero stati strutturati e reattivi come hanno dimostrato di essere durante le fasi più critiche: dalla sanità ai servizi, dalla previdenza all’erogazione di nuove forme di assistenza, c’è stata una buona risposta soprattutto se consideriamo l’improvviso impatto del Covid sulla salute e sul lavoro. Il Paese e i governi hanno adottato scelte – come l’allargamento delle tutele a categorie di lavoratori e di cittadini prima mai coperti da alcun sostegno – che hanno garantito la coesione sociale e poi permesso una più rapida e robusta ripresa. Il valore di uno Stato centrale nella vita economica e sociale richiede da oggi in poi una maggiore collaborazione con il settore privato, richiede dialogo continuo con nuovi stakeholder nel mondo dell’associazionismo in aggiunta a quello sindacale, richiede massicci investimenti in formazione e in innovazione tecnologica. La trasformazione digitale e le opportunità di incremento di servizio che le tecnologie offrono saranno il vero punto di svolta della Pubblica Amministrazione in Italia. Anche se in questa trasformazione dobbiamo – per dovere costituzionale e per imperativo etico – considerare le necessità di tutti i cittadini, anche e soprattutto di coloro che devono affrontare il digital divide, ovvero la difficoltà pratica o culturale di accesso alle prestazioni e ai servizi tramite i canali digitali.
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Puoi continuare a leggere l'intervista a cura di Andrea Crocioni e Mauro Meda su formaFuturi.